BodhGaya


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BodhGaya è il luogo dove Siddhārtha Gautama verso il 530 a.C. raggiunse l’illuminazione sotto un albero di ficus religiosa e divenne il Buddha storico.
La piccola cittadina non è collegata alla rete ferroviaria tanto meno ha un aeroporto. Il mio arrivo infatti è alla stazione di Gaya, la cittа più importante a soli 13km e dalla quale, neanche a dirlo, c’è un efficientissimo servizio tuk tuk (100 rupie) per raggiungere BodhGaya .
Non avendo nessuna prenotazione decido di fidarmi di nuovo della mia Rough Guide, visto anche l’ottimo risultato a Khajuraho, questa volta però, niente da fare.  Faccio un giro nel centro del paese per sentire un po’ i prezzi di alcuni alberghi ma, vista anche la zona molto centrale, proprio davanti ai principali templi, sono fuori budget; mi dirigo quindi alla Deep Guesthouse, circa 500 metri fuori dal centro e consigliata dalla guida. I prezzi sono buoni (400 rupie per una doppia con bagno) ma le camere veramente piccole e relativamente pulite, il personale inoltre si dimostrerà di una scortesia unica. Andandomene da BodhGaya mi è capitato di parlare con una coppia che invece aveva alloggiato al Mahabodhi Society Pilgrim Rest House parlandomene veramente molto bene, camere molto ampie e pulite alla metà di quanto avessi pagato io.
Il villaggio ha (incredibile ma vero) un ottimo centro pedonalizzato, una vera oasi durante il viaggio in India. Il Jaiprakash Park (proprio a fianco del Bodhi Tree) è il parco cittadino, gratuito e curatissimo, assolutamente da visitare. Così come lo e’ il Mahabody Temple ovviamente (20 rupie), un vero gioiello per pulizia, cura dei particolari e quiete.
Una volta visitata anche l’enorme statua del buddha che sovrasta Bodhgaya (in 80ft Statue Road), non vi resta che vagare senza meta tra le decine di templi. La zona è in continua evoluzione, cantieri per costruirne di nuovi spuntano ovunque ed ogni anno il villaggio cresce, con tutti gli aspetti positivi e negativi che si possono immaginare.
Nonostante l’apparente benessere che si respira nel centro del paese, appena ci si inoltra (ma neanche troppo) nelle periferie, ci si ricorda subito di essere in Bihar, lo stato più povero dell’India e di conseguenza del mondo. Più volte sono stato circondato da ragazzini di 6/7 anni che, con la scusa di perfezionare il loro inglese, cercano di portarti a visitare la loro scuola o l’orfanotrofio dove sono cresciuti. Per quanto tu possa essere prevenuto, dire sempre di no, alla fine, risulta difficile se non impossibile, decido quindi di seguire una coppia di ragazzini fino alla loro scuola, poche centinaia di metri fuori da BodhGaya. I pavimenti di terra battuta, le finestre senza vetri e il tetto di lamiera sono soltanto una sommaria descrizione del luogo dove studiano e vivono circa 40 bambini dai 2 ai 10 anni circa, orfani e figli di genitori che non possono permettersi una vera scuola. Dopo 1 ora circa di chiacchiere arriva puntuale la richiesta di soldi: sono contrario, nonostante abbia tutto sotto gli occhi non riesco a fidarmi completamente e l’idea che il tutto sia un po’ costruito e accentuato ad arte dagli adulti resta, allo stesso tempo però non riesco ad andarmene così con le mani in mano e decido quindi di comprare per loro del cibo e pranzare e cenare tutti insieme. La mia proposta è accettata con entusiasmo, così me ne vado al mercato per poi tornare con 20kg di riso, altrettanti di farina e qualche kg di verdura. Il costo della spesa e’ stato di circa 1000 rupie, forse ben più dell’offerta in denaro che avrei lasciato ma riesce a farmi sentire più utile, più sicuro di aver fatto qualcosa di buono, e fondamentalmente un po’ meno fesso. Ho cucinato con loro e la loro allegria è riuscita a far sbiadire il pensiero che probabilmente gli adulti il giorno seguente sarebbero tornati al mercato a rivendersi quanto avevo portato loro. Non si tratta di cinismo ma le cose purtroppo, nella maggior parte dei casi in India, funzionano così; nella mia testa però resta il ricordo di ciò che ho realmente vissuto e il pensiero che quei bambini si siano abbuffati per tutta la settimana seguente.
La struttura è la Elizabeth Children Home (elizabethorphanage@gmail.com) se ci capiterete mai, avrete la fortuna di farvi una vostra opinione a riguardo!
Ricevendo persone un po’ da tutto il mondo a BodhGaya si ha la possibilitа di provare diversi tipi di cucine e tutte di ottima qualitа. Personalmente ho amato l’OM Restaurant, in pieno centro, perfetto soprattutto per le colazioni (70 rupie) ma ottimo anche per degli spuntini durante la giornata mentre per la cena sicuramente il Siam Thai, ottima cucina thai a 350/400 rupie.

Altre foto di BodhGaya qua

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