Chi non Sono


Non sono le 8 ore che ogni giorno mi rubano.

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89 risposte a “Chi non Sono

  1. Non mi rubano niente, perchè niente può rubarmi quello che veramente sono e quello che assorbo anche in luoghi, situazioni, persone, che non dipendono dalla mia volontà o che sono costretta a vivere per tanti motivi.

    • ..da una parte è vero, non rubano niente di quello che sono, sicuramente non mi cambiano; mi rubano pero’ la possibilità di una vita diversa, sicuramente un’utopia ma sognarla è tanto bello 🙂

      • Non esistono cose impossibili, solo molto improbabili. Mattia ne è l’esempio. Il resto, come te e tanti altri, inventano solo scuse perché in questo la razza umana è imbattibile. Inventiamo scuse plausibili alla velocità del battito d’ali d’un colibrì, ma questa è un opinione mia e della scienza. Bella citazione, comunque.

        http://www.mtvnews.it/storie/la-storia-di-mattia-2/

      • Non so dove tu abbia capito che io vorrei una vita come quella del link che hai messo, sinceramente non è proprio quello che sto cercando. La citazione, quale? L’essere umano mi sembra che veloce come il battito d’ali di un colibrì abbia soltanto il pregiudizio verso cose o persone che non conosce…

      • Sembra che le otto ore di lavoro non ti piacciono, quindi ne esiste solo un altra via disponibile, quella del link.

      • ah, ok. Ne prendo atto. Io, per fortuna, credo ne esistano altre e per adesso le mie 8 ore sono destinate a realizzare quelle che credo più vicine al mio modo di pensare la vita…

      • Capisco. Opinioni contrastanti. Chiedo scusa se ho dato l’impressione d’esser saccente. Dimentico di dire “secondo me” che è sempre cosa buona e saggia.

      • Tranquillo, nessun problema 🙂 Io, come avrai capito dal blog, non riuscirei mai a stare fermo in un luogo, ho necessita’ di spostarmi, viaggiare, incontrare; con un reddito fisso alle spalle che mi permetta, in ogni momento, di fare o andare dove voglio. Reddito minimo, ma sempre una piccola garanzia di poter fuggire dove voglio in qualsiasi momento..

  2. Permettimi: veramente nessuno ti ruba le otto, dieci ore di lavoro al giorno. Sei tu che eventualmente hai deciso di rubarle alla tua breve vita. Lo stesso avviene quando dormi, cazzeggi, perdi tempo in mille piccole cose fastidiose e inutili. Non so quanti anni hai, comunque dovresti essere ancora giovane, avrai tempo di spendere ore, mesi, decenni.
    Quando ero intorno ai vent’anni per lungo tempo ero stato ossessionato dalle ore perse e con gli amici più cari non si dormiva quasi alla notte, il sonno ce le avrebbe rubate. mi ero anche licenziato da un lavoro sicuro e ben pagato a cui mi aveva spinto mio padre, perchè mi sentivo soffocare, pensavo addirittura di suicidarmi. Così sono scappato via all’estero, ho viaggiato in autostop e quando ero alla fame mi trovavo qualche lavoretto.
    E’ durato qualche anno quel periodo, poi ho fatto altre scelte, forse sbagliate.
    Ora a settant’anni vivo giorno per giorno, certe volte spaventato, certe altre grato per quel che mi rimane, stupito, indignato e incuriosito dal mondo.
    Nessuno mi ruba le ore, le spendo generosamente, mi sento ricco, non sono mie.

    • La mia vita, purtroppo, non è così breve. ho provato a pagare il mutuo con le ore di cazzeggio ma a quanto pare in banca non hanno gradito 🙂 Non mi piace vivere giorno per giorno, non sono il tipo, non è il genere di vita che vorrei, vorrei un’altra vita e sto lavorando per costruirmela. Nel frattempo, mentre sto lavorando a questo progetto, le 8 ore me le rubano eccome, perchè, a differenza tua, io quelle ore le sento molto mie 🙂 La vita non è mai tutta bianca o tutta nera

  3. visto che solitamente leggiamo “chi sono”, questo “chi non sono” è bellissimo. In fondo non è una questione di essere fortunato o non; di essere “nobilitato” o schiavizzato”, di essere felice o incazzato. Ormai ci hanno fatto credere che anche lavorare sottopagati è un “dovere”; invece è nostro dovere cercare le ore migliori della nostra vita dentro a quello “che siamo” veramente, Non è casuale che i paesi solitamente dominatori sono quelli che hanno sempre sfruttato le moltitudini: dall’antichità fino ai giorni nostri, e sarà sempre così…

  4. lol
    la mailina con cui mi si avvisava del tuo “liked” prevedeva la possibilità che visionassi il post “chi sono” o questo: ovvio che mi ha incuriosita questo, infatti sono qui (ma poi vedrò pure l’altro).
    Condivido quando dice qui sopra fulvialuna1, eppure come negare che la tua versione di chi non sei afferra?
    Mentre venivo qui mi chiedevo “Chi non sono io?” e mi sorgeva una risposta ancor più radicale, sia pure decisamente sciocca: non sono ciò che gli altri vedono, non sono ciò che sembro.
    Certamente, all’opposto, non sono neppure ciò che credo di essere.
    Chi sono allora? Vado a leggere l’altro post
    🙂

  5. Complimenti per il blog e le foto ! E bello anche il tuo “chi non sono”…
    Ti capisco. Pure io non mi sento quello che sono in quelle 8 ore…
    Ma per fortuna ci sono e posso poi “spendermele” in viaggi, moto, foto ecc…
    Certo l’ideale sarebbe pagarsi il mutuo facendo le cose che più amiamo ma non tutte le ciambelle riescono col buco !
    Ciao
    Max

    • Hai capito in pieno la situazione, da una parte mi rendono schiavo, dall’altra mi rendono libero di fare quel che mi piace….sono abbastanza realista da aver capito che nessuno mi pagherà per viaggiare e fare fotografie 🙂

  6. Io preferisco scegliere (e secondo me in Italia dovremmo farlo tutti, invece di continuare a fare cose che non ci piacciono solo per portare la pagnotta a casa) e ho deciso dopo 30 anni di lavoro di fare finalmente quello che mi piace fare! Così non potrò più dire: “Non sono le 8 ore che ogni giorno mi rubano.” Perchè quelle 8 /10 ore al giorno non mi verranno rubate ma farò esattamente quello che dà un senso gioioso alla mia vita! Incrociamo le dita! Potrò dire che ho patito la fame per un periodo, ma ne è valsa la pena. Che dici?

    • Be, posso dire che ti auguro tutta la fortuna del mondo e posso dire che sicuramente sei più brava/o di me. D’altra parte posso anche dire che ho altri 20 anni di lavoro per prendere la decisione che hai preso tu….e questo mi solleva molto il morale 🙂

    • E’ un concetto sul quale mi fermo spesso a pensare, personalmente sono arrivato alla conclusione che il vero problema non sia cosa fai nelle 8 ore ma proprio le 8 ore in quanto tali. Mi domando spesso se vorrei fare il fotografo 8 ore al giorno….. e la risposta è mai e poi mai. Poter curare le proprie passioni quando se ne ha voglia e senza il pensiero che siano in qualche modo remunerate credo sia il vero segreto della felicità..

      • Il problema è come andarlo a dire al datore… ci prenderebbe per pazzi. Perché qualsiasi passione (ammesso che il lavoro piaccia), se spremuta fino al midollo, non è più passione ma dovere. Io potrei scrivere mancando le h (sperando che non le manchi già), e il solo continuare a vedermi la penna fra le mani sarebbe una condanna. Ma forse è impossibile applicare questo concetto altrove, si passerebbe per svogliati, chissà cos’altro, e allora si tace.

      • Si tace ma si continua a lottare, si pianifica la via d’uscita migliore. Io ci sto provando, o almeno mi piace pensare che sia così… spero un giorno di poter pubblicare un bel post relativo alla mia totale liberazione 🙂

  7. E’ una sensazione che ci accomuna, come avrai avuto modo di notare passando sul mio Blog.
    Complimenti per il sito e grazie di essere passato.

    • Da quando ho iniziato questo blog, anche se sono passati solo pochi mesi, mi sono accorto che siamo molti più di quanti non credessi. Qualcuno riesce a realizzare il sogno, per altri resterà sempre tale ma la soddisfazione più grande è sapere che il pensiero di molti è indirizzato in questa direzione..

  8. Chi dice che le ore non ce le rubano, chi dice che ce le rubano… La verità sarà nel mezzo, immagino.
    Nel frattempo, io distacco da me quelle otto ore (spesso molte di più) come una figurina male incollata: ne ho bisogno, altrimenti impazzirei, dato che ciò che non mi piace ciò che faccio.
    Per questo, ti informo che leggerò il tuo blog in cerca di stimoli e pensieri colorati! 🙂
    Buona strada,
    M.

  9. Io spero di essere sempre me anche in quelle 8 o più ore. E sono sicura che anche tu lo sei. Perché uno che trasmette quello che ho visto nelle tue pagine non può smettere di farlo anche quando fa altro. Nessuno può rubargli quello che ha raccolto con gli occhi e con i sensi in giro per il mondo. E quelle 8 ore non saranno mai, qualunque cosa tu faccia, 8 ore uguali a tante altre 8 ore. Ti seguirò con piacere. Mi è tornata la voglia di viaggiare e sono sicura troverò validi spunti…

    • Ovviamente si cerca di estremizzare per rendere più chiaro possibile il concetto, la verità è che metto me stesso in quel che faccio ma quel che faccio non rappresenta me stesso (puo’ sembrare contorto ma ha un filo di logica 🙂 ) Sono felice ti sia tornata un po’ di voglia di metterti in moto ma soprattutto spero che da ora in poi non se ne vada più! A presto. Matteo

  10. E’ un po’ che ti seguo ma solo oggi mi sono decisa a scrivere qualcosa… Bellissimo il tuo blog, così come le foto, aggettivo comune, ma non me ne vien in mente uno altrettanto adeguato.
    Trasmettono emozioni, la voglia di essere in quei luoghi, il viaggio per raggiungerli, importante quanto la destinazione. Ho sempre amato viaggiare, ed ho ripreso a farlo dopo un lungo black out; leggendo i tuoi post ne ho ancor più voglia, allargando gli orizzonti. Uno tra tutti, Angkor Wat, un vecchio sogno sepolto che presto vorrei far diventare realtà.
    Se posso permettermi, illuminanti il “chi sono” ed il “chi non sono”, danno l’idea del tuo rapporto con la vita e le esperienze fatte… tanti piccoli mattoncini colorati incastrati tra di loro a costruire qualcosa di originale, unico e irripetibile, con l'”ingombrante” necessità di quelle 8 ore senza le quali tutto il resto non sarebbe possibile.
    Le mie stesse 8 ore.
    Continuerò a seguirti con piacere.

    • Sai che mi hai fatto quasi commuovere? Non scherzo. Non c’è niente di più gratificante che arrivare al cuore di una persona e ancor di più a quello di una persona che si riconosce in quel che fai/scrivi/pensi. Sei una delle poche persone ad aver interpretato nel giusto modo “chi non sono”… ed è la porta principale per capire chi sono. Spero tu abbia vinto il blocco del commento (e quindi spero di leggerti più spesso, visto come/cosa scrivi 🙂 ) A presto. Matteo

      • Allora siamo in due ad essere quasi commossi… non mi aspettavo tale reazione 🙂
        Comunque si, il blocco è ormai vinto, per tanti motivi. A presto.
        Monia 2.0

  11. Ciao! Grazie ad un tuo like su un post del mio blog sono passata di qui a dare una sbirciatina veloce e mi riprometto di visitarlo con più attenzione, quello che ho visto mi piace 🙂

  12. Solo per questa bellissima descrizione mi iscrivo immediatamente al tuo blog! E` cosi` raro trovare qualcuno che non si definisce attraverso il lavoro che fa o non fa 😉

  13. Eppure dicono che abbiamo ancora il diritto di scegliere per la nostra vita. Hai presente il film “into the wild” dove il ragazzo che abbandona tutto, famiglia, società e soldi, va in alaska e lì muore? ecco, questa libertà a che serve poi, a morire? allora non siamo davvero liberi. dici bene tu 🙂

    • Quel film è bibbia 🙂 Mi capita spesso di confrontarmi su questi argomenti e mi sono accorto che ognuno ha un concetto diverso di libertà, spesso anche un lavoro sicuro viene considerato libertà. Ci sono davvero tanti livelli, non credo di essere interessato a quello di Alexander Supertramp 🙂 ma credo in un qualcosa che ci riavvicini alla terra ed alle persone di tutto il pianeta…. e di conseguenza a noi stessi.

  14. Non ho letto tutti i commenti (sono arrivata solo fino ad un certo punto…) perchè sono veramente tantissimi. Sull’argomento mi è venuto in mente un commento che ho sentito in televisione e che mi ha colpito molto: sotto certi aspetti è una mancanza che c’è sopratutto in Italia, chissà perchè le persone che in Italia possono vantare di poter fare quello che più desiderano al mondo sono veramente poche (anch’io infatti, nonostante tutta la mia testardaggine, ancora non ci sto riuscendo). Quello che manca è la follia, la ribellione (siamo diventati tutti così tanto normali), la stravaganza, la creatività, il genio e la sregolatezza per intenderci. Abbiamo sempre paura di osare troppo, di rischiare troppo, abbiamo paura dei campi minati, dei territori sconosciuti, dell’ignoto? Siamo disposti a sopportare l’insopportabile pur di non abbandonare il certo per l’incerto? Anche se il certo ci fa male? Ma dove andremo andando avanti così? Non si cresce, non si cambia, non si migliora….Ed è come se dentro di noi, piano piano, qualcosa si seccasse…Siamo come ingabbiati. Ma la colpa è veramente tutta nostra, o è proprio il sistema corrotto e burocratico che abbiamo che ci tarpa le ali e non ci permette di agire, oltre che sognare? Ditemelo voi. Che cosa si può fare allora?

    • E’ veramente una bella riflessione. Cercherò di evitare generalizzazioni e provero’ a spiegarti il mio punto di vista. Per carattere non amo le follie, i colpi di testa…. Amo pianificare, pormi degli obbiettivi e trovare le giuste strade per raggiungerli. Eliminare queste 8 ore è il mio obbiettivo e sto anche mettendo in pratica un piano per raggiungerlo. Nel 2009 ho lasciato il classico posto fisso dopo quasi 10 anni e adesso faccio il libero professionista, cosa che mi da la possibilità di “fuggire” per almeno 2 mesi l’anno. Non è poco ma neanche abbastanza. Se ammassi i colpi di testa potrei prendere, partire e cercare lavoro in Australia (per fare un esempio) ma non è ciò che voglio. Sarei solo uno schiavo in un paese straniero, magari con qualche diritto in più che in Italia, non lo metto in dubbio, ma sempre uno schiavo di questo sistema… Non ce la raccontiamo. Ho 36 anni e di novelle sugli expat ne ho sentite talmente tante da farmi venire l’orticaria. Vorrei riuscire a dimostrare che lavorare 6/7 mesi l’anno può bastare, abbiamo infiniti bisogni artificiosi, dobbiamo eliminarli e capire che le cose di cui abbiamo REALE bisogno sono davvero poche, dobbiamo decrescere, credo che in un mondo che insegue la crescita continua ed a ogni costo, DECRESCITA sia la parola chiave. Per ritrovare se stessi ed il contatto con gli altri, per abbattere un sistema. Suonerà utopistico ma ne sono convinto 🙂 benvenuta a bordo 🙂 Matteo.

      • Commenti letti a spizzichi e bocchini, a rispondo a questo tuo perchè sono le strade che anche io sto costruendo. Lo scrivo qui ma avrei potuto anche nella sezione ispirazioni, comunque… hai mai pensato di posare il tuo sguardo(e il tuo obiettivo) curioso di scoperta e novità sui tanti ecovillaggi che ci sono in Italia (e all’estero)? Perchè per il cambiamento al di la’ di tutte le consapevolezze e progetti, a volte scoprire cosa fa e cosa ha fatto chi ha cambiato radicalmente vita non dico induca al medesimo cambiamento, ma di certo amplia ancora di più i mille orizzonti. Può essere di ispirazione, può generare critiche, può aiutare a trovare una propria strada, facendo conoscere realtà che fino ad ora non abbiamo mai preso in considerazione o nemmeno pensavamo esistessero o fossero possibili. Per capire di cosa parlo se vuoi puoi dare un’occhio a uno degli ultimi post del mio blog, e abbi pazienza per le foto, che hanno solo lo scopo di presentare il prodotto 🙂

      • Cerco di rubare agli eco-villaggi alcuni trucchi nelle coltivazioni e nella produzione di energia ma lo faccio da eremita 🙂 Vivo in mezzo ad un bosco, mi scaldo con la legna, prendo l’acqua da una sorgente, faccio l’orto, prendo le uova dalle mie galline, faccio un po’ d’olio dai miei olivi ed il pane nel forno a legna. Sono convinto che ci debba essere una decrescita, ma non credo ci possa essere un metodo standard di decrescere. La campagna, l’autoproduzione, portano ad una decrescita ma anche ad una schiavitù. Vorrei riuscire a trovare un modo di decrescere ed allo stesso tempo essere libero da schiavitù (che sia questa da un lavoro o da un orto). Ci sto provando, ho ben presente quale dovrebbe essere la strada, devo solo capire se ai fini pratici, la mia teoria è applicabile 🙂

      • Concordo perfettamente sul fatto che non esista un metodo standard, nel mio oscillare tra eremitaggio e vita comunitaria e nelle sperimentazioni che ho fatto ho capito che la modalità comunità agricola non fa per me, mi piace mettere le mani nella terra, ma non voglio essere contadina, o almeno non solo. Gli ecovillaggi oltre a fornire molti esempi e consigli pratici a livello tecnico, organizzativo e logistico, mi piacciono perchè sono collettori di persone che vanno e vengono e con loro le storie che si portano dietro, tutte diverse, da cui poter trarre ispirazione, conforto e l’idea che ci sono tante strade percorribili. Un saluto!

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