Venditori


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I migliori viaggiatori che io abbia conosciuto in vita mia non hanno un blog e, su questo dato di fatto, dovrei seriamente fare delle riflessioni.

Raccontare o Vendere una meta non è propriamente la stessa cosa.

Se la tua passione e la tua libertà ti fanno raccontare un luogo in modo disinteressato, probabilmente fai parte di quella enorme categoria, orribilmente chiamata Travel Blogger; se vieni pagato da qualcuno per visitare un luogo e poi raccontarlo (con recensioni per forza di cose positive), fai parte di un’altra enorme catogoria, quella dei Venditori. La credibilità di questi ultimi è più o meno quella di Emilio Fede che parla bene di Berlusconi… siamo a ZERO.

Esibizionismo e Disoccupazione offendono qualcosa che per me è sacro, il viaggio.

Il 90% delle fotografie che vedo passare sono selfie in luoghi esotici, come se a qualcuno che sta cercando informazioni su un luogo potesse minimamente interessare la mia faccia. Egocentrismo esasperato nella speranza che qualcuno possa notarti e magari offrirti una comparsata in tv o su un giornale locale; in tutta questa oscena rincorsa alla notorietà, il viaggio perde ogni senso.

Non più qualità ma quantità, bombardamento continuo. Esserci, sempre, anche quando da dire non si ha niente. Titoli acchiappa click che farebbero vergognare il blog di Beppe Grillo, titoli ad effetto che nascondono la totale mancanza di contenuti. “5 cose che nessuno ti ha mai detto su NYC” …veramente credi di potermele dire tu dopo una visita di 4 giorni? Raccontateci il vostro punto di vista, senza penose marchette o inutili titoli per creduloni, i 10 euro di click a fine mese potete tirarli su in modi molto più dignitosi…. Che prezzo ha sul mercato la dignità? Sono seriamente curioso.

Non raccontate più una passione ma cercate di vendere qualcosa che, in quanto prodotto, non è neanche più un vostro interesse ma un semplice mezzo per mettersi 4 spicci in tasca. State tutti diventando dei piccoli Giorgio Mastrota convinti che il vostro materasso viaggio sia il migliore, cercate di vendere “prodotti” convincendo il pubblico che se non si affretta perderà l’occasione della vita che invece, puntualmente, si ripropone come una televendita ogni giorno alla stessa ora, da 30 anni, nel vostro articolo-spot successivo.

Si, siamo probabilmente la Generazione M., una generazione di piccoli Mastrota pronti, per 30 denari, a vendere di tutto, anche le nostre passioni.

 “E se a togliere i colori. fossero proprio le ambizioni?” Pensateci. Seriamente.

 

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28 risposte a “Venditori

  1. Bè.. leggendo molti post di foto-viaggiatori, già dopo le prime battute mi accorgo se si tratta di spacciatori di frasi a effetto, oppure di persone realmente appassionate di viaggi. Penso che la diffusione (o inflazione?) di blog, vlog, profili Instagram di viaggiatori incalliti, sia spesso il frutto di una imitazione ansiosa, avida e volta unicamente a diventare “qualcuno”.
    Si prende spunto l’uno dall’altro e fin qui non ci vedo niente di male, perché una sana contaminazione viene prima di una inutile ripetizione.. Per fortuna possiamo decidere liberamente di ignorare certi contenuti evitando di cliccare su “Segui” 😉

    • Molto spesso il titolo basta e avanza per capire 🙂 La massiccia diffusione, o anche l’inflazione non mi infastidiscono, anzi, porterebbero a farmi conoscere un sacco di luoghi meravigliosi di cui probabilmente, adesso, non conosco neanche l’esistenza. Il fastidio arriva dagli eccessivi protagonismi e dal cercare di venderti qualcosa, fingendo di esser li per raccontartelo. Quando “credi” in qualcosa ed hai una sincera passione per questa cosa, vederla mercificata è deprimente…. per fortuna, come hai detto tu, basta un click e volti pagina 🙂

  2. Non bisogna generalizzare, alcuni blog e foto di viaggio sono stimolanti e interessanti, altri sono da buttare. Mastrota, poverino, fa il suo lavoro, vende prodotti, il blogger viaggiatore non avrebbe né motivo, né necessità di farlo, ma la vanità è, come sempre, in agguato!

    • Ciao Silvia! voleva essere una puntualizzazione più che un generalizzazione! 🙂 Molti si spacciano per blogger, cercando di convincerti a visitare luoghi che loro hanno visitato gratuitamente in cambio di una buona recensione, questo, a casa mia, è disonesto. Il fatto è che poi, in molti, credono di poter vivere facendo il blogger ( e li esplode l’egocentrismo, il volersi far notare) mentre dovrebbero semplicemente capire che non si tratta di blogger ma di “giornalisti di viaggio prezzolati”. Molto spesso giro in rete in cerca di spunti per i miei prossimi viaggi ed odio, per farti un esempio, leggermi 4 pagine su un viaggio a Malta, arrivare alla fine dell’articolo, e vedere che l’articolo è stato scritto su invito dell’ente del turismo locale! Come dicevo nel post, non ascolto certo Emilio Fede se voglio farmi un’opinione (che non sia deviata) su Berlusconi…

  3. Ehi, ma credo che i blog di cui tu parli non riscuotono tutto sto grande successo, perchè i professionisti non guadagnano 10 euro, ma qualcosa di più corposo. Inoltre questi blog da pochi soldi riscuotono successo fra i viaggiatori da bar e da discoteca, non fra quelli che amano le escursioni e la vista di luoghi mozzafiato, al di la della presenza o meno di un locale rinomato. Infine ognuno è libero di scrivere ciò che vuole, peccato che il successo sia decretato dagli intenditori!

    • La risposta, dal mio punto di vista, te la sei data da sola: i blogger di viaggio professionisti non esistono; lo scrivere a pagamento senza libertà di critica si chiama leccaculismo 😀 o al limite giornalismo di bassa lega. Poi ovvio che ognuno scrive ciò che vuole, basta avere l’ onestà intellettuale di dire che si parla bene di un luogo perché si è pagati per farlo e non cercare di confondersi con le decine di persone libere che scrivono (gratuitamente) in buona fede….

  4. A me non piace dire che sono un Blogger, io scrivo quello che ho provato in termine di sensazioni e pensieri poi se qualcuno legge o apprezza tanto meglio.😜

  5. chi viaggia pagato per dire la sua lo ritengo pari pari uguale al critico letterario che scrive recensioni. Chi lo fa per mestiere il viaggiatore non potrà mai cogliere l’essenza del posto visitato. Apprezzo moltissimo voi, ma disprezzo sommamente gli altri.

  6. Caro Fotoviaggiatore, qui si entra in un terreno solo apparentemente facile da attraversare: secondo me riserva sabbie mobili e terreni scivolosi nascosti. Uno dei tuoi post più veri e apprezzati è quello in cui dici chi non sei: non se le otto ore che ti rubano tutti i giorni. Apprezzato da tanti perchè tanti condividono questo aspetto della loro vita con te. Ma cosa potrebbe fare in modo che quelle otto ore non fossero rubate? Io una risposta ce l’ho: che quelle otto ore (ma meglio sei, o quattro, o ancora meglio: orari variabili a seconda delle giornate) fossero impegnate in qualcosa che ti piace e ti appassiona e, allo stesso tempo, ti permette di pagare le bollette (e i biglietti aerei 🙂 ). Certamente gli articoli scritti ad hoc sul resort nell’isola tal dei tali sono marchette, ma se una rivista di viaggio che stimi ti chiedesse una collaborazione davvero rifiuteresti? Credo che anche in questo ambito non esista il bianco/nero, ma diverse sfumature e possiblità. Credo anche che dovremmo liberarci dall’idea che è vero e autentico solo ciò che si fa gratis, che il denaro sporca sempre tutto. E’ vero che il denaro sporca, ma è anche vero che in una società in cui non posso pagare l’Enel tramite la banca del tempo, in cui quindi il denaro mi serve, che io sia pagata per ciò che faccio con passione dà dignità al mio lavoro e al tempo che gli dedico. Lo sappiamo, lo viviamo: nella vita ci sono molti compromessi e credo stia ad ognuno di noi capire quando il compromesso non è più accettabile. Però queste decisioni vanno prese avendo presente tutto il sistema in cui siamo inseriti, non solo una parte. Ti faccio un esempio: tempo fa raccontavo ad un’amica vegana di alcuni amici che da un anno a questa parte si sono messi a fare gli apicoltori, sono superappassionati di api e mi spiegavano come in realtà l’apicoltura abbia permesso agli sciami di sopravvivere in condizioni ambientali sfavorevoli (rese sfavorevoli dall’uomo) in cui difficilmente sarebbero sopravvissuti. Lei scuoteva la testa e diceva che no, si trattava comunque di sfruttamento animale. OK, può darsi. Però sentirmi dire questo da una insegnante statale un po’ mi fa storcere il naso: il suo stipendio è fatto con le tasse degli italiani, quindi anche di allevatori, macellai etc. E il fatto che ciò non sia immediatamente visibile non ti rende più “assolvibile” (passami il termine) rispetto agli amici apicoltori che hanno scelto di andare a ripopolare un paesino mezzo disabitato dell’Abruzzo curando gli ulivi e producendo miele. O come quel mio amico anarchico molto attivo nel suo collettivo, nel sindacato anarchico, che non vota se non ai referendum, ma che di mestiere fa il professore alle superiori, lavorando quindi per quello stesso Stato che tanto osteggia. Chi può dirsi completamente “puro”? Forse nessuno, nemmeno le persone dell’ecovillaggio di cui ho raccontato un paio di volte. Ma forse la questione è proprio quella: non è una gara in purezza, ma dovrebbe esserlo in consapevolezza. La consapevolezza che tutto è interconnesso e che magari c’è un livello di compromesso che si può raggiungere (e ognuno decide il proprio) che se da un lato “monetarizza” le tue passioni, dall’altro ti libera dalla gabbia da cui cerchi di fuggire viaggio dopo viaggio 🙂

    • Mi sono letto tutto d’un fiato il tuo commento 🙂 Parto dalla prima e fondamentale precisazione: non condanno il monetizzare facendo marchette sui luoghi da visitare; condanno il tentativo di farla passare come una libera opinione non influenzata da niente! precisato questo, credo sia ovvio che poi ognuno trovi il modo migliore per poter pagare le bollette 🙂 Cercherò di essere il più onesto possibile: la mie passioni non le monetizzerei per niente al mondo; preferisco di gran lunga “non essere” in quelle 8 ore e poi “essere al 100%” nel restante tempo, preferisco un bianco e nero netto che un grigio uniforme. Argomento molto delicato e difficile da spiegare; cercherò di essere più chiaro: potrei pagare le bollette insegnando fotografia…. ma sai che noia spiegare ogni giorno ad un nuovo allievo la profondità di campo? Arriverei ad avere tempo libero ed odiare la fotografia 🙂 Sullo sfruttamento delle api stendo un velo pietoso… 😉

      • Ecco, l’importante è esserne consapevoli, e magari grazie a ciò quelle otto ore rubate le si guarda sotto un’altra prospettiva, a questo punto direi quasi con gratitudine, visto che ti permettono di mantenere intatte le tue passioni 🙂

  7. Non faccio viaggi particolari, i miei sono piccoli viaggi, ma mai, mai mi sono appogiata a recensioni e foto di altri.
    cerco da sola o da amici e fino ad ora è andato sempre bene.
    Credo che di venditori oggi ce ne siano a sufficienza, anzi troppi.
    Oggi si vende di tutto, purtroppo. Anche l’anima.

    • Quando mercificano qualcosa che per te è “sacro”, è sempre difficile da buttar giù 🙂 Viaggi lunghi o corti poco conta, il passaparola tra persone disinteressate (e con gusti simili ovviamenete) resta il modo migliore per avere buone informazioni su un luogo!

  8. Io sono in disaccordo con la prima frase che hai scritto, d’accordo con, più o meno, il resto. Ho incontrato diversi Viaggiatori nella mia vita possedenti un blog, il punto è che per essere considerati dei grandi viaggiatori bisogna fare un certo tipo di esperienze e raccontarle in un certo modo. Quel modo deve essere certamente libero e spassionato, senza voler ad ogni costo lucrarci sopra insomma, ma il punto è che non si riuscirà ad ottenere un pubblico molto vasto solitamente e quindi si andrà a finire in una nicchia d’utenza con conseguente minore visibilità. Il punto è che ad oggi io vedo quasi tutti turisti che, dato il grande numero, finiscono per preferire contenuti prettamente turistici, facendo quindi guadagnare i cosiddetti travel blogger sponsorizzati da una qualsiasi agenzia. Sta ad ognuno di noi scegliere cosa fare e da che parte stare, generalizzare non mi sembra un modo giusto per condividere un’idea.

    • Forse non ho spiegato bene il centro del discorso, non si tratta di generalizzare o non generalizzare, ne di parlare della ridicola divisione tra turisti o viaggiatori; per quanto mi riguarda chi lavora ed ha un tempo limitato per viaggiare è un turista, che questo tempo sia 1 mese o 1 fine settimana. Il centro del discorso riguarda il fatto che la maggior parte dei contenuti che hanno visibilità sono sponsorizzati in qualche modo, se sei sponsorizzato difficilmente sarai obbiettivo nel giudizio, se non sei obbiettivo nel giudizio, per quanto mi riguarda, gestisci un blog inutile. Magari molto visibile, ma da me non becchi un solo click 🙂

  9. Ciao, ho letto con interesse il tuo post e sono pienamente d’accordo con te. Io stesso avevo aperto un canale su youtube che parlava di escursioni in montagna, quando mi sono reso conto che per fare due video mi perdevo l’essenza dell’escursione stessa o che non facevo caso a dove ero per cambiare le batterie, riguardare video, ri-registrare pezzi del video ecc…ho lasciato perdere, non riuscivo a vivere serenamente e non avevo intenzione di spendere soldi in attrezzatura ecc… Da pochi giorni però ho aperto un piccolo blog per raccontare alle persone (chi non ne ho idea) alcune mie (nostre) emozioni e permettermi di dare alcuni piccoli consigli, per il semplice fatto che tante persone attorno a me, quando viaggiamo, espongono sempre la stessa domanda:”Come fate?”, è semplice, se si è appassionati si trova sempre il modo per fare bene qualcosa…allora voglio raccontare queste esperienze e dare qualche consiglio a chi cerca di intraprendere un viaggio, consigliando dove dormire o mangiare e quanto si spende, dando prezzi e dando consigli sia positivi che negativi. Senza cercare la caccia al click o al guadagno, ce ne sono già troppi che lo fanno e sinceramente non mi va di sacrificare l’essenza o l’esperienza del viaggio per queste cose…infatti, con la mia compagna abbiamo deciso di limitare la tecnologia nei viaggi, di tornare ad utilizzare le guide, portarci appresso un taccuino per appuntare le nostre esperienze e di acquistare una macchina fotografica istantanea per avere subito un ricordo a portata di mano. Il nostro prossimo viaggio a New York sarà un eccezionale banco di prova e non vedo l’ora di immergermici! Intanto ti ringrazio e ti seguo volentieri!

    • Grandi! sentire parlare così per me è un’autentica boccata d’ossigeno. La voglia di aprire questo blog nacque proprio dal fatto che, mentre organizzavamo un viaggio in ladakh, non riuscivamo a trovare indicazioni pratiche sui costi, luoghi dove alloggiare ecc ecc. Per quanto mi ostini a comprare guide e cartine di ogni viaggio che faccio, mi rendo conto che queste sono ormai obsolete ed il consiglio di un bravo viaggiatore vale 100 volte di più. il problema è che ormai, in troppi, fanno marchette a strutture in cambio di una notte gratis o di pochi spicci; altri partono per il giro del mondo forse più per poterci scrivere un libro e guadagnare i soliti 4 spicci più che il vero piacere di un’esperienza unica… riassumendo, i 4 spicci stanno rovinando il mondo 😀

    • Intimo e personale, concordo. Condanno fermamente il voler raccontare, documentare e soprattutto spettacolarizzare tutto, cosa che troppo, troppo, troppo spesso accade. Il viaggio per me è sacro, un rito che troppo spesso vedo profanato con atteggiamenti che non vorrei mai vedere. Però forse hai ragione tu, è diverso per ognuno… (per fortuna? purtroppo? 🙂 )

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