Gunung Kawah Ijen


Seconda tappa di questo tour a East Java: il Gunung Kawah Ijen. Le aspettative, già alte prima di aver visto il Bromo, sono adesso schizzate alle stelle.

L’organizzazione in autonomia dell’escursione al vulcano non è, come detto nel precedente articolo, cosa semplice e, per gusto mio neanche conveniente nè da un punto di vista economico nè da un punto di vista del tempo perso per strada: i mezzi pubblici sono rari, calcolate di perdere almeno 2 giorni in più rispetto ad un qualsiasi tour organizzato. Nel caso non sia ancora riuscito a farvi cambiare idea, il tragitto prevede: bus da Cemoro Lawang fino a Probolinggo (circa 1 ora), a Probolinggo cambiare e prendere il bus per Bondowoso (circa 5 ore), a Bondowoso cambiare nuovamente bus in direzione Sempol (2 ore), arrivati finalmente a Sempol non ci sono più mezzi pubblici, dovrete trovare quindi qualcuno che vi porti fino a Pos Paltuding (20 minuti circa) da dove inizia il trekking per scalare il Kawa Ijen. Tenete conto che gli orari dei Bus non coincidono praticamente mai, quasi sicuramente sarete costretti a passare la notte a Bondowoso. Molti alberghi di Bondowoso organizzano comunque gite al vulcano, il costo varia dai 40 ai 70 euro a persona.

La partenza da Cemoro Lawang per raggiungere Sempol è alle 10 del mattino, raggiungiamo il nostro albergo a Sempol nel tardo pomeriggio, verso le 18. L’alloggio è la mitica “Arabica“, una piantagione di caffè che mette a disposizione delle camere, una vera oasi di relax dopo il viaggio, un punto di riferimento per chiunque abbia avuto l’idea di organizzare un viaggio da queste parti. Il parco esterno è veramente meraviglioso, le camere sono invece piuttosto spartane ma niente di scandaloso, il cibo del ristorante invece pessimo (ma se lo possono permettere essendo gli unici della zona 🙂 ). Unica chicca che vi consiglio, è il succo di fragole (che vengono coltivate all’interno della piantagione) veramente squisito.

La partenza per raggiungere la cima del vulcano è alle 1 di notte e si raggiunge Pos Paltuding per le 01.30. Il piccolo paese è la sede dell’ufficio del parco dove viene richiesto il pagamento di una tassa d’ingresso di 15000 Rp per persona più un contributo di 30000 Rp per la macchina fotografica, esiste anche la possibilità di pernottare e mangiare qualcosa, ci sono un paio di bar ed un ristorante.

Premessa d’obbligo: questo trekking non è assolutamente adatto a chiunque. Le guide non lo dicono, noi siamo rimasti particolarmente sorpresi da questo, abbiamo trovato diverse persone che, o per l’età un po’ avanzata o per un pessimo allenamento, non sono riusciti a completare l’ascesa al cratere.

Per raggiungere il bordo del vulcano è necessaria una camminata di due ore (circa 3.5 Km) tutti in salita con pendenze anche molto impegnative, un una volta arrivati sulla cima vi aspetta un’altra “passeggiata” 45 minuti per arrivare alla riva del lago all’interno del cratere (e altrettanti per risalire), anche questa non semplice perchè il “sentiero” (se così vogliamo chiamarlo) è molto scosceso e scivoloso e con l’avvicinarsi al lago, i gas emanati dal solfuro di sodio iniziano a farsi sentire, bruciando gola ed occhi e complicando quindi ulteriormente il cammino.

La domanda a questo punto sorge spontanea: perchè fare tutto cio’? Per il Blue Fire!

Il Kawa Ijen è diventato famoso negli ultimi anni dopo un servizio di National Geographic e le fotografie dei 2 appassionati di vulcani, Olivier Grunewald e Regis Etienne. Il vulcano indonesiano erutta lava rosso intenso di giorno, mentre di notte cambia colore e diventa blu fosforescente, con tanto di fiamme altissime (ovviamente ci vuole una buona dose di fortuna, il fenomeno non ha la stessa intensità ogni notte, tenete conto che i due fotografi di cui vi raccontavo hanno passato 30 notti sulla cima del vulcano per poter assistere a questo spettacolo..).  Il fuoco blu si accende per il gas solforico, che emerge dalle fessure presenti nella caldera con temperature fino a 600 °C. La montagna contiene grandi quantitativi di solfuro di sodio che quando brucia rilascia un colore bluastro/violetto davvero molto particolare. Il solfuro di sodio quando brucia diventa altamente tossico e molto pericoloso. In questo clima quasi invivibile, lavorano ogni giorno circa 300 minatori, senza nessuna attrezzatura o protezione (e non intendo chissà quale attrezzatura, parlo anche di semplici scarpe, molti lavorano in ciabatte) che trasportano pezzi di zolfo che arrivano a pesare fino a 70kg. Durante la notte non vedrete troppi minatori, soltanto quelli necessari al controllo della lava blu; il vero e prorpio trasporto dello zolfo inizia con il sorgere del sole.

Arrivati sul fondo del cratere, la sensazione è di trovarsi davvero su un altro pianeta (o all’inferno, fate voi): nel buoi più totale si vedono soltanto bagliori blu e fasci di luce delle torce dei turisti, il tutto immerso in una nube sulfurea. Attrezzatura consigliata (ma direi meglio obbligatoria) per questo trekking sono appunto una torcia, una maschera antigas, dei fazzoletti di stoffa ed una bottiglia d’acqua. Noi avevamo soltanto una mascherina di carta, la maschera antigas magari potrà sembrarvi un’esagerazione ( io per primo, mentre scendavamo, sfottevo chi la indossava) ma quando il vento cambia e si è travolti dai gas, si rimane paralizzati: gli occhi bruciano, respirare è impossibile, si cerca di scappare alla cieca su un terreno scivoloso, vi assicuro che sono attimi di assoluto panico! A tutto questo aggiungete il fatto che sarete praticamente soli, le guide infatti si preoccupano delle persone che hanno problemi nel raggiungere anche il bordo del vulcano, senza nessuna idea sul come comportarvi, sul dove andare, sul cosa fare, sul quanto restare. Risaliamo lungo il cratere che è ancora notte, orientandoci grazie alle torce dei ritardatari che stavano iniziando la discesa, ed arriviamo sulla cima per gustarci un’alba stupenda sopra il lago. Il lago craterico del Kawa Ijen è riconosciuto come il più grande lago acido nel mondo, è inoltre anche la sorgente del fiume Banyupahit le cui acque molto acide e arricchite di metalli comportano un significativo effetto negativo sull’ecosistema della valle.

La discesa non si rivelerà, per motivi diversi, più semplice dell’ascesa: abbiamo visto cadere molte persone a causa della forte pendenza del terreno, il fatto che fosse scivoloso e (soprattutto) il fatto che molti non avessero scarpe adeguate. I volti delle persone nei bar di Pos Paltuding, alle 7 del mattino, dopo una notte sul Kawa Ijen, sono quelle di reduci di guerra. Volti distrutti ma felici per esserne usciti sani e (più o meno) salvi!

Si riparte in direzione Bali, in poco meno di 2 ore si raggiunge il porto di Ketapang, da qui si prende il bus per la città prescelta a Bali (7 euro per traghetto Ketapang-Gilimanuk e bus fino a Denpasar).

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17 risposte a “Gunung Kawah Ijen

  1. dal tuo racconto sembra uno di quei viaggi estremi che solo i temerari farebbero…e io lo farei senz`altro mi hai incantata con parole e immagini.
    Stupendo complimenti!
    Ciao.
    Eli.

    • Ciao Eli! Non si deve essere degli eroi… ma neanche degli sprovveduti! 🙂 quello che più mi ha meravigliato è che nessuno lo presenta come un trekking difficile (noi immaginavamo qualcosa di molto simile al Bromo visto che di solito le 2 escursioni sono abbinate) invece tutt’altro! Se si parte con un minimo di preparazione è ovviamente fattibile, però che fatica! 🙂

    • Fatto che non vengono
      informati adeguatamente gli escursiinisti sulle .difficoltà della salita e soprattutto per le calzature da portare, Davvero strano. Comunque ben attrezzata la farei eccome!.
      Grazie Matteo sempre stupendi e interessanti i tuoi reportage.
      Un saluto e un sorriso.
      Eli

      • Me lo immagino dalle tue bellissime fotografie e dal tuo racconto di viaggio! Spero di aver l’opportunità di visitarla, prima o poi!

    • Ciao Irene! Grazie! Alla fine dei conti credo proprio che sarà una di quelle mete che, anche a distanza di tempo, ameremo ricordare. Un mix di alte aspettative, luoghi un po’ insoliti, disorganizzazione e improvvisazione che ti restano dentro negli anni 🙂

  2. Credo che lo spettacolo, al di fuori di gas e quant’altro, sia spettacolare.
    Devo dire che sei coraggioso (altrimenti!), io non lo avrei fatto.
    Vivere l’emozione certamente è bello, ma a quale prezzo? Non sempre mi sentirei di farlo.
    Ovvio parlo stando seduta al oc comodamente e lasciando a te fatica e fotografie 😉

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