Phnom Penh


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Partiamo da Siem Reap in autobus (6 ore circa di viaggio) con la compagnia Giant Ibis (www.giantibis.com) servizio veramente impeccabile, prezzi un po’ sopra la media (15$ a persona) ma comprensivi di pick up dall’albergo, colazione, autobus nuovi, spaziosi, con aria condizionata e wi-fi.
L’arrivo a Phnom Penh è quindi alle 14, avendo letto da più parti (confermatoci poi anche da altre persone durante la permanenza a Siem Reap) che a Phnom Penh non c’è molto da fare, optiamo per restarci una sola notte e di ripartire il giorno seguente per il Vietnam, vera meta di questo nostro viaggio.
Alla stazione dei bus prendiamo il primo tuk tuk, non abbiamo molto tempo e vorremmo riuscire a visitare sia i campi di sterminio che Tuol Sleng, contrattazione veloce, 15 $ per tutto pomeriggio e ci facciamo portare in albergo, il Mad Monkey (madmonkeyhostels.com), un ostello frequentato da molti viaggiatori zaino in spalla, ambiente molto giovane (troppo) tanto che alle 1 di notte il bar dell’albergo ha la musica a tutto volume. La nostra camera ovviamente era quella adiacente. A parte questo, camera grande, personale disponibile ed ottima posizione, a poche centinaia di metri da Tuol Sleng.

I campi di sterminio di Choeung Ek si trovano circa 15km fuori dal centro di Phnom Penh, l’ingresso costa 6$ comprensivo di audioguida anche in italiano. All’interno dello spazio che una volta ospitava il campo, non è rimasto niente, è stato tutto raziato dopo la caduta del regime di Pol Pot.
Nei prati è stato organizzato un sentiero che, percorso ascoltanto i racconti e le testimonianze di cio’ che è accaduto, risulta veramente toccante.
Ancora oggi, durante i periodi di forti piogge, ossa umane affiorano dal terreno e vengono raccolte e catalogate dai responsabili del luogo.

La mattina seguente abbiamo concluso il percorso visitando la scuola-prigione Tuol Sleng, facilmente raggiungibile a piedi dall’albergo, entrata 3$.
L’ U-21, se possibile, risulta ancor più toccante dei campi di sterminio in quanto tutto è ancora integro: le celle, gli strumenti di tortura e le migliaia di foto in bianco e nero di prigionieri sia vivi che morti appese alle pareti rendono l’atmosfera veramente pesante.

La Lonely Planet Cambogia descrive la città di Phnom Penh come pericolosa a causa di frequenti scippi e rapine; mi è capitato altre volte di leggere le stesse cosa su altre città poi rivelatesi completamente infondate, in questo caso mi sono dovuto ricredere: mi è stato gentilmente consigliato più volte dai guidatori di tuk tuk di nascondere la reflex nello zaino e di tenerlo ben stretto durante il viaggio a causa dei frequenti furti. Molti tuk-tuk sono ormai dotati di reti “anti-scippo” poste ai lati dei passeggieri. Visti i reiterati avvertimenti, la sera siamo usciti lasciando praticamente
tutto in albergo e portandoci dietro soltanto i soldi strettamente necessari alla cena.

Il ristorante che abbiamo provato e il Top Banana Rooftop Bar, vicino all’albergo e facilmente raggiungibile a piedi (incrocio tra la 278 e Pasteur). Nonostante il BBK1 sia un quartiere signorile (ci sono guardie private ovunque e macchine da 70000 euro in su) ed il locale da fuori possa apparire un po’ dispendioso, i prezzi sono buoni 7/8$ ed il cibo ottimo, abbiamo provato fried noodles con pollo, pad thai di gamberi e delle crepes… tutti veramente squisiti.

Per quanto breve, la visita a Phnom Penh è stata particolarmente intensa e la suggerirei a chiunque, magari proprio come prima tappa, fondamentale per capire meglio il Paese che si andrà a visitare.

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14 risposte a “Phnom Penh

    • Ammetto di essere il primo che conosceva solo marginalmente i fatti di quegli anni, toccare con mano è stato un bel pugno nello stomaco, soprattutto perchè si parla di un periodo molto vicino a noi. Lo sterminio di circa un terzo della popolazione è un qualcosa che va oltre l’umana immaginazione ed i segni sono ancora molto visibili, a partire dai più stupidi, come il fatto che in giro non ci siano persone anziane

  1. Sono stati anni terribili, ogni nazione ha avuto la sua.
    Li ho vissuti, queste tue parole mi hanno riportato indietro dolorosamente. Sò di tutto ciò. Credo che tu non li conoscessi bene perchè troppo giovane, ma vederli sarà stata un’emozione forte. Il dolore non ha tempo.

  2. Ammetto che anche io conoscevo molto poco queste vicende prima di visitare la cambogia qualche anno fa. Se non lo hai già visto, puoi vedere anche “Urla dal silenzio”, film molto bello e toccante del 1984 che ripercorre quelle vicende narrando la storia di Dith Pran, interprete del giornalista Sidney Schanberg, grande amico del nostro Tiziano Terzani.

  3. Anche io sono stata solo due giorni a PP, identico al tuo il percorso di visita, non ricordo il nome dell’albergo in cui pernottai ma solo che un pulitissimo materasso per terra più turca in camera e meravigliose docce comuni mi costarono 1 $ . Mi spiace invece sentire che a distanza di meno di 15 anni una città tranquillissima sia diventata pericolosa … Ti seguo.

  4. Wow! Leggendo il tuo racconto sono rimasto abbastanza sorpreso. Sono stato in Cambogia – e a Phnom Penh – ormai 11 anni fa e mi rendo conto che anche quella che sembrava una società ancora “incontaminata” è ormai cambiata molto.
    La capitale allora era poco più di un paesone. Zero criminalità, si passeggiava tranquillamente per le strade con portafoglio nella tasca posteriore e macchina fotografica a vista.
    Anche i prezzi vedo che sono saliti ma considerato che sono passati 11 anni devo dire nemmeno troppo.
    L’unica cosa che non è cambiata sono le sensazioni forti che da la visita a Tuol Sleng.
    Bel viaggio cmq, complimenti! 😉

    • Ciao, piacere! Prima di arrivare ero sicuro fosse un’esagerazione della Lonely Planet, (tutto il resto della Cambogia mi aveva dato un certo senso di autenticità) invece è stata effettivamente una pessima sorpresa. Poco di male comunque, nel prossimo tour non inserirò PP e dedicherò più tempo alle zone rurali… che valgono assolutamente! 🙂 Matteo

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