Tarnetar Mela


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Gujarat, Ahmedabad, Tarnetar Mela. Tre nomi che a pronunciarli a più di 2 anni di distanza ancora mi danno i brividi. Ogni viaggiatore, anche il più esperto, ha una pagina nera nel proprio curriculum. La mia, ad oggi, è senza dubbio quella rappresentata da questa meta!

Prima di partire per un qualsiasi viaggio, mi preparo sempre un itinerario di massima che spesso è anche legato alle festività tipiche del Paese che andrò a visitare, con il Tarnetar Mela è successo proprio così, mi trovavo dall’altra parte dell’India, a Calcutta, ma facendo uno strappo alla regola decido di prendere un volo interno fino ad Ahmedabad (la capitale del Gujarat) da dove avrei poi raggiunto Rajkot, luogo in cui ha luogo questo “incredibile” festival.

Arrivato all’aeroporto, tutto l’ambiente è tappezzato di cartelloni pubblicitari dell’evento con tanto di numeri di telefono dell’ufficio del turismo del Gujarat, decido di chiamare per avere informazioni e incredibilmente soddisfano tutte le mie esigenze: orari degli autobus, costi, luoghi di partenza…..si vede che sono organizzati a ricevere molti turisti!

Prendo un taxi per il centro (200 rupie), non avendo prenotato niente mi faccio lasciare vicino alla Moschea Sidi Saiyad Masjid, dopo pochi passi una ragazza in viaggio con me riceve una bella palpata sul sedere; facciamo finta di niente ipotizzando fosse un caso isolato e proseguiamo il giro della città.

Incontriamo un simpatico vecchietto con in mano un grande quaderno ad anelli nel quale ci sono testimonianze di viaggiatori da tutto il mondo che hanno pernottato a casa sua. Pensando che si potesse trattare di un’ottima soluzione per spendere poco e vivere al massimo l’esperienza indiana, decidiamo di seguirlo, casa sua si trova a poco più di 1 km dalla moschea.

Facciamo qualche centinaio di metri e di nuovo un palpeggiamento, la nostra guida si accorge e blocca il ragazzo che stava cercando di scappare ma visibilmente ubriaco non riesce a fare molti metri. Assisto a una scena che mi sarei volentieri risparmiato, il molestatore viene preso a calci, pugni e bastonate; i nostri tentativi di fermare il pestaggio risulteranno inutili. Il tutto finisce solo quando in ginocchio, con il volto tumefatto e sanguinante, il ragazzo non andrà a baciare i piedi della ragazza in segno di scuse. Chiedo spiegazioni al vecchietto per l’esagerazione della reazione e mi spiega che devono scoraggiare con ogni mezzo l’utilizzo di alcolici, se le persone iniziassero a bere, non avendo niente, la situazione in città potrebbe degenerare in modo incontrollabile; nega si tratti di convinzione religiosa (Ahmedabad è a maggioranza, quasi totale, musulmana). Evidentemente sotto shock raggiungo la “casa” della guida e capisco immediatamente che non sono un viaggiatore così avventuroso. Tetti di lamiera, pavimento in terra battuta e topi che corrono da una stanza all’altra. No, mi spiace, non ce la faccio proprio, sarà lo stress appena passato, saranno i 40 giorni alle spalle di treni, autobus e tuk tuk ma declino gentilmente l’offerta e mi dirigo di nuovo verso il centro. Alloggerò all’Hotel Volga (http://www.hotelvolga.in/), veramente ottimo, per posizione, prezzo, qualità delle camere e del servizio (se qualcuno avrà ancora voglia di andarci dopo questo mio racconto, lo consiglio assolutamente).

Il giorno seguente vado a prendere l’autobus dove mi era stato indicato telefonicamente dall’ufficio del turismo, il luogo è esatto ed è impossibile sbagliare: ci saranno almeno 500 persone in fila. Gli autobus per raggiungere il festival partono ogni 30 minuti (80 rupie), faccio un conteggio veloce ed il risultato è un’attesa di almeno 4 ore. Assurdo, ma non c’e’ altro modo, mi metto in fila e gli autobus in lontananza appaiono veramente come un miraggio! Dopo neanche 1 ora di coda però, il colpo di fortuna! Un addetto dell’ufficio del turismo si accorge di me (non che fosse difficile, ero l’unico europeo), sembra non crederci neanche e lui e mi guarda con la faccia come per dire: “scusa, ma che cavolo ci fai qua?”, io lo guardo e sul mio volto si legge invece “credimi, non lo so’ neanche io!”. Mi prende per mano e mi fa’ saltare tutta la fila, mi imbarca e dopo 2 ore circa di viaggio arrivo al festival, finalmente la fortuna stava girando dalla mia parte!

Scendo dal bus, alzo lo sguardo e capisco che: No, ancora la fortuna non è decisamente girata dalla mia! Una distesa di circa 70000 persone con al centro una ruota panoramica arrugginita. Stop.

Mi dico che non è possibile, che non puo’ essere tutto lì. E le incredibili immagini che avevo visto sul web? Cammino, vago, cerco di capire, non accade niente. Passa il tempo e non accade niente. Le persone mangiano, sporcano, gridano, cantano ma non succede assolutamente niente di cio’ che avevo visto e letto. Mi sento come un animale in gabbia, tutti mi guardano con volti interrogativi ed io non riesco a dar loro risposte. Me ne torno in albergo, il giorno seguente stesso iter, autobus, festival, non succede niente. Depressione totale. Il quarto giorno decido di prendere un treno ed andarmene a Mumbai.

In stazione incontro un signore distinto, in giacca e cravatta, che si accorge della mia faccia affranta. Parliamo molto, mi racconta del Gujarat, delle persone che lo abitano, dell’arretratezza della sua terra. Parla con un po’ di malinconia, come se non si sentisse appartenere completamente al luogo dove è nato. Prima di andarsene mi regala una confezione di dolcetti al latte, tipici del Gujarat e dicendomi, mentre sorride, che anche nel Gujarat c’è qualcosa di buono. Niente di più vero, la cosa più buona che abbia assaggiato durante tutto il viaggio!

Per concludere, non mi piace stroncare del tutto i luoghi in cui sono stato; anche questo, a suo modo, mi ha lasciato qualcosa, sicuramente mi ha arricchito, come anche (e forse soprattutto) le esperienze negative sanno fare. Non ho fotografie da mostrarvi di quest’avventura e questo la dice lunga sulla situazione che ho vissuto. Per farvi capire la proporzione tra cosa mi aspettavo e cosa ho trovato…..mi aspettavo questo: 

 630xNxtarnetar-030913-inner4.jpg.pagespeed.ic.kAMflLPAo1

e mi sono ritrovato questo:   

 Pripyat_-_Ferris_wheel

 

 

 

Foto dal sito http://www.indiantravellers.co.in/travel/asia/india/gujarat/surendranagar/select-your-life-partner-at-tarnetar-fair/

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5 risposte a “Tarnetar Mela

  1. I really like your writing so much. And may the good times and treasures of the present become the golden memories of tomorrow. Wish you lots of love, joy and happiness. MERRY CHRISTMAS. !

      • Anche perchè dopo riesci pure a tovar dell’ironia nel descrivere ogni più piccolo particolare anche il più …stardo tipo la palpata alla donna e la bastonata al tipo (se le cercano e poi le trovano ehh) e non sempre centra una religione …il più delle volte la ragione sta nel fatto che certi bipedi non ci stanno con la capa, (mio opinabile pensiero!) Ciauuu

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